«In me non c'è che futuro...»™

 

Durata 144 min., digitale, colore e b/n, stereo, Italia, 2011

Parte prima:  Alle origini di un modello , 72 min.

Parte seconda:  Il modello comunitario concreto , 72 min.

Versioni disponibili:                                                                    - italiana                                                                                    - inglese                                                                                    - sottotitolata in russo

 

«Nella millenaria civiltà della terra, il contadino, guardando le stelle, poteva vedere Iddio, perché la terra, l’aria, l’acqua, esprimono in continuità uno slancio vitale. Per questo il mondo moderno, avendo rinchiuso l’uomo negli uffici, nelle fabbriche, vivendo nelle città tra l’asfalto delle strade e l’elevarsi delle gru e il rumore dei motori e il disordinato intrecciarsi dei veicoli, rassomiglia un poco ad una vasta, dinamica, assordante, ostile prigione dalla quale bisognerà, presto o tardi, evadere...»

                                               Adriano Olivetti (Citta dell'Uomo)


C’è stato un momento, a metà degli anni ’60 del XX secolo, in cui una azienda italiana ebbe l’occasione di guidare la rivoluzione informatica mondiale, 10 anni prima dei ragazzi della Silicon Valley: Steve Jobs e Bill Gates. Una rivoluzione tecnologica che aveva le sue radici in una rivoluzione culturale e sociale, in un modello industriale pensato al di là di Socialismo e Capitalismo, che il suo promotore, Adriano Olivetti, aveva cominciato a sperimentare sin dagli anni ’30 a Ivrea, in provincia di Torino. La Olivetti arrivò ad essere la più grande azienda italiana, con il maggior successo commerciale internazionale, capace di coprire un terzo del mercato mondiale del suo settore. Una multinazionale atipica: con un forte radicamento territoriale, caratterizzata da politiche sociali avveniristiche, formazione permanente e attività culturali di respiro internazionale, che furono il segreto del suo successo commerciale e non la conseguenza filantropica o mecenatistica dei suoi profitti. Come nacque tale modello imprenditoriale? In che consisteva il suo stile gestionale, pensato all’insegna della socializzazione delle conoscenze e della responsabilità sociale dell’impresa? che promuoveva un modello alternativo di società? e che condusse alle soglie della più grande occasione industriale che l’Italia abbia mai avuto?

 

Sceneggiatura e regia: Michele Fasano; soggetto: Francesco Novara, Michele Menna; voci narranti: Filippo Plancher, Mirella Mastronardi; musica: Marco Dalpane; musicisti: Dimitri Sillato (violino), Francesco Guerri (violoncello), Pierangelo Galantino (contrabbasso), Marco Zanardi (clarinetto / sax tenore), Maurizio Piancastelli (tromba), Giancarlo Bianchetti (chitarra elettrica / batteria), Marco Dalpane (pianoforte / fisarmonica); consulenza musicale: Pierluigi Basso; consulenza scientifica: Patrizia Bonifazio, Davide Cadeddu, Francesco Novara, Emilio Renzi; consulenza immagini repertorio Olivetti: Adriano Bellotto; ricerca immagini repertorio: Giusy Buccheri; fotografia e montaggio: Michele Fasano; suono in presa diretta: Angelo Galeano, Massimo Chiado; postproduzione del suono: Riccardo Nanni; effetti speciali: Daniele Bonazza; produzione esecutiva: Michele Fasano; produzione: Sattva Films.

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